RIFIUTIDA COSTRUZIONE: NUOVO DECRETO

RIFIUTI DA COSTRUZIONE: NUOVO DECRETO

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Decreto del Regolamento EoW, versione 15 luglio 2022, Prot. n. 278, che è in corso di pubblicazione sulla G.U..

Il 15 luglio 2022, il ministro della transizione ecologica ha firmato il decreto riguardante il regolamento recante la disciplina della cessazione della qualifica di rifiuto dei rifiuti inerti da costruzione e demolizione e di altri rifiuti inerti di origine minerale, ai sensi dell’articolo 184-ter, comma 2, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152.

Il DM entrerà in vigore 15 giorni dopo la sua pubblicazione in Gazzetta ufficiale.

Di fatto i materiali residui dalle attività di demolizione e costruzione, gli inerti di origine minerale, smettono di essere considerati rifiuti per poter entrare in un ciclo di recupero.

Si tratta di fatto di un regolamento in materia di “end-of-waste” che stabilisce innanzitutto quali rifiuti rientreranno nel provvedimento, i criteri di conformità da rispettare per poter cessare di essere rifiuto e gli scopi specifici di utilizzabilità elencati nell’Allegato 2 come la destinazione quali sottofondi stradali, piuttosto che riempimenti o confezionamento di calcestruzzi.

Il provvedimento disciplina la produzione di aggregato recuperato da rifiuti inerti dalle attività di costruzione e di demolizione non pericolosi; quindi i codici CER 170101, 170102, 170103, 170107, 170302, 170504, 170904. E i rifiuti non pericolosi di originale minerale, quindi i codici CER 010408, 010409, 010410, 010413, 101201, 101206, 101208, 101311, 120117, 191209.

Il D.L. è composto da 8 articoli e 3 allegati e contiene la procedura per la produzione di aggregati riciclati a seguito del trattamento dei rifiuti da C&D, stabilendo innanzitutto:

  • i rifiuti interessati (tra i quali ad esempio quelli corrispondenti ai seguenti Codici EER 170102, 170103, 170107, 170302, 170504, 170508, 170904);
  • i criteri di conformità ai fini della cessazione della qualifica di rifiuto;
  • gli scopi specifici di utilizzabilità dei materiali ottenuti (es. sottofondi stradali, ferroviari, aeroportuali, recuperi ambientali, riempimenti e colmate, confezionamento di calcestruzzi e miscele legate con leganti idraulici);
  • gli obblighi documentali.

Il rispetto dei criteri di cui all’Allegato 1 deve essere attestato dal produttore di aggregato recuperato tramite una dichiarazione di conformità, redatta per ciascun lotto di aggregato recuperato prodotto, utilizzando il modulo di cui all’Allegato 3.

Lo schema di DM prevede la necessità del possesso di una certificazione di qualità ISO 9001 volta a dimostrare il rispetto dei criteri di cui al presente regolamento. Il manuale della qualità deve essere comprensivo di procedure operative per il controllo delle caratteristiche di conformità ai criteri di cui all’Allegato 1, del piano di campionamento e dell’automonitoraggio.

Il MITE ricorda che un rifiuto cessa di essere tale, quando e’ stato sottoposto a un’operazione di recupero, incluso il riciclaggio e la preparazione per il riutilizzo, e soddisfi i criteri specifici, da adottare nel rispetto delle seguenti condizioni:

a) la sostanza o l’oggetto e’ comunemente utilizzato per scopi specifici;

b) esiste un mercato o una domanda per tale sostanza od oggetto;

c) la sostanza o l’oggetto soddisfa i requisiti tecnici per gli scopi specifici e rispetta la normativa e gli standard esistenti applicabili ai prodotti;

d) l’utilizzo della sostanza o dell’oggetto non portera’ a impatti complessivi negativi sull’ambiente o sulla salute umana.

ADEGUAMENTI

I gestori degli Impianti di trattamento rifiuti avranno circa sei mesi di tempo per adeguarsi ai nuovi criteri e alle nuove disposizioni.

Pertanto, entro 180 giorni, dall’entrata in vigore del citato decreto, i gestori di Impianti di trattamento rifiuti titolari di precedenti “comunicazioni e “autorizzazioni” al trattamento rifiuti, sono obbligati:

  • per gli Impianti autorizzati ai sensi dell’art. 216, a presentare un aggiornamento della precedente “comunicazione di inizio attività trattamento rifiuti”;
  • per gli Impianti autorizzati ai sensi del Titolo III-bis della Parte II o del Titolo I, Capo IV, della Parte IV del D.Lgs. 152/2006 (ad esempio autorizzati ai sensi dell’art. 208) a presentare una specifica istanza di adeguamento dell’autorizzazione in essere.

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