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GDPR e VACCINO: LE PAROLE DEL GARANTE

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Visto il periodo che stiamo passando sempre più spesso i nostri pensieri ricadono sui famigerati vaccini. A tal proposito in queste settimane molti si chiedono se il vaccino potrà essere imposto dal datore di lavoro ai dipendenti. Il garante è corso in aiuto per eliminare possibili dubbi. La materia resta comunque delicata. Infatti, un dipendente che sceglie di non vaccinarsi potrebbe essere soggetto a discriminazioni.

LE PAROLE DEL GARANTE

Si potrebbe pensare che se c’è il consenso del dipendente non c’è alcun problema per il trattamento dei dati. Invece, come affermato dal Garante, chiedere di rivelare se hanno fatto il vaccino o meno non è la soluzione. Esso è proibito dalle disposizioni dell’emergenza e dalla disciplina in materia di tutela della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. L’unica cosa il dipendente è libero di fare è “acquisire, in base al quadro normativo vigente, i soli giudizi di idoneità alla mansione specifica redatti dal medico competente”.

Non esistendo al momento una legislazione speciale sul punto che imponga il vaccino a determinate categorie di lavoratori, la normativa di riferimento resta quella delle “misure speciali di protezione” previste per gli ambienti lavorativi esposti ad “agenti biologici”. Come affermato dal Garante, anche in questo caso resta comunque il medico competente l’unica figura che può trattare i dati personali dei dipendenti. In base alle sue indicazioni di inidoneità parziale o temporanea del dipendente, il datore di lavoro dovrà attuare le misure organizzative necessarie per agevolare lo svolgimento delle varie mansioni.

I PASSAPORTI DEI VACCINI

Nel frattempo all’interno dell’UE i passaporti vaccinali sono un tema molto caldo. Potrebbero essere introdotti per facilitare il ritorno alla vita normale. Infatti, La Commissione europea ne ha parlato nella sua ultima comunicazione di gennaio in cui è stato definito fondamentale che ci sia aiuto fra i vari stati per il riconoscimento della documentazione vaccinale. L’addottamento di una disciplina comune per tracciare i vaccinati è una priorità.

Di conseguenza, servirà una legge che dovrà dimostrare le caratteristiche di necessità e proporzionalità per giustificare il trattamento dei dati personali sanitari tramite il “passaporto”. Questo però potrebbe essere problematico in quanto gran parte della popolazione non è ancora vaccinata. Di conseguenza, la creazione di un passaporto potrebbe creare discriminazione nei confronti dei non vaccinati.

Intanto però molti Stati, inclusi quelli europei, stanno già lavorando all’adozione di questo genere di passaporti. La Danimarca per esempio vuole introdurre un app legata al vaccino mentre l’Estonia ha avviato un progetto con l’OMS (organizzazione mondiale della sanità). In ogni caso prima di approvare una soluzione definitiva è necessario un gran dibattito per individuare tutte le implicazioni in termini di privacy e sicurezza.

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